E' quasi un annetto che collaboro con la Sergio Bonelli Editore.
Grazie alla supervisione (e alla pazienza) di Antonio Serra sono entrato a far parte dello staff di sceneggiatori Nathaneveriani...
Al momento sto utlimando la mia terza storia. La prima, se tutto andrà come previsto, uscirà in edicola entro la fine del 2008. Per quanto riguarda i disegni sono in una botte di ferro: l'albo, infatti, sarà opera dell'immenso Roberto De Angelis (che ancora non ho avuto modo di ringraziare per le bellissime tavole realizzate fin'ora, e ne approfitto per farlo qui...).
Entrare a far parte di una scuderia tanto prestigiosa mi riempie di orgoglio. Alla faccia di chi dice che le porte di via Buonarroti sono chiuse agli esordienti...
Per quanto riguarda la mia esperienza personale, posso solo dire che la disponibilità dimostratami è stata davvero notevole. Con questo non voglio certo sminuire l'indispensabile gavetta che mi ha portato a scrivere le avventure dell'Agente Speciale Alfa. E' stata una parte importante della mia crescita professionale e, senza di essa, starei probabilmente piangendo in qualche angolo incolpando "il mondo crudele e magna-magna che non capisce la mia arte" (thanx, Diego!).
La verità è che per raggiungere gli obiettivi sono necessarie tre cose: 1) Impegno, cocciutaggine e passione. 2) Capacità. 3) Trovarsi nel posto giusto al momento giusto (che poi è una logica conseguenza dei punti 1 e 2).
Senza queste tre componenti si rimane nel limbo del "vorrei ma non posso", dei "sogni infranti"...
Ok, basta sbrodolarsi addosso (Mr. Wolf avrebbe detto "farsi i pompini a vicenda" ma non mi sembrava adatto per il tono di questo post...).
La strada è lunga e io non ho percorso che una parte irrisoria del tracciato. Sotto! A tutta forza!
Io lo sono, e voi? Dopo una pesantissima mesata di spostamenti di scatoloni, mobili, elettrodomestici e quant'altro, rieccomi nel Sotterraneo pronto alla pugna!
Allora...
Se non ricordo male, devo ancora parlarvi di quello che, a mio avviso, è stato il miglior concerto del Gods of Metal 2008. Mi riferisco all'ennesima calata italica dei macellai californiani, ovviamente... Signore e signori: gli SLAYER!
Devo ammettere che prima che luci si spegnessero e le mani cominciassero ad agitarsi in aria, ero piuttosto scettico riguardo lo spettacolo che mi attendeva. Negli ultimi concerti di Araya e Co, infatti, avevo notato una certa "scazzataggine": show cortissimi (un'ora e dieci a dir tanto), presenza scenica ridotta all'osso, zero rapporto con i fan (giusto un "Thank you very much!" in chiusura). Invece, questa volta, il quartetto creatore della musica estrema (al quale death e black saranno eterni debitori) è apparso subito in gran spolvero...
Si parte con l'opener "Diciple", seguita a ruota da altri due pezzi recenti. Il pubblico si dimostra tiepido, con qualche roccolo di pogo che stenta a dilagare come dovrebbe. Con il quarto brano, però, le cose cambiano. Quello che segue è un resoconto dettagliato dell'inizio della fine (oltre che il motivo per il quale - posizionandomi quasi sempre a metà strada tra mixer e palco - evito accuratamente di portare con me macchine fotografiche et similia):
Da qui in avanti la devastazione è totale, con una scaletta terrificante, da far tremare i polsi. Le moderne scudisciate di "Jihad" e "Payback" si alternano agli storici cavalli di battaglia, tra i quali spicca la (in)dimenticata "Ghost of war". La risposta del pubblico è incredibile, con gente che vola da tutte le parti, manco fosse un film di Bud Spencer. "Dead Skin Mask" e "Mandatory Suicide" chiudono in bellezza la gig... ma tutti sanno che non è ancora tempo di dormire. Dopo qualche minuto di buio totale e cori ininterrotti inneggianti alla band, Araya torna sul palco col suo sorriso sornione, seguito a ruota da Hannemann e King alle asce e il redivivo Lombardo dietro le pelli. E' il momento di "South of Heaven", "Postmortem", "Raining Blood" e "Angel of Death". Il delirio diventa quasi incontrollabile, con diverse facce sanguinanti ma felici che zompettano intorno al sottoscritto scuotendo i capoccioni. ll frontman si concede addirittura un applauso rivolto al gigantesco mosh-pit creatosi davanti al palco, nelle zone limitrofe, sulla collinetta in fondo... Al temine di una prestazione pressochè perfetta, il mio orologio contava un'ora e cinquanta di musica... Alla faccia dell'età!
'Sto cacchio di trasloco mi sta letteralmente prosciugando, senza contare gli impegni di lavoro... sono raddoppiati da quando faccio l'uomo di fatica su e giù per le strade di Cormano.
Il pc su cui sto scrivendo è appoggiato su una pila di Nathan Never inscatolati e la stramaledetta connessione a internet va e viene a seconda di come le gira. Bastarda!
So che sono ancora in debito di uno Slayer-report.
Arriverà il prima possibile.
Insieme a molte altre cose.
Nel frattempo vi lascio al messaggio (neanche troppo) subliminale di questo post. E' una succosa anticipazione sulle prossime uscite riguardanti il sottoscritto.
Il secondo giorno del Gods of Metal comincia, per il sottoscritto, un po' in ritardo. Stavolta l'organizzazione è esente da qualsiasi colpa; si è trattata di semplice precauzione. Venerdì, infatti, l'esposizione ininterrotta al caldazzo infernale mi ha provocato alcune spiacevoli visioni notturne... Nella fattispecie, un omino che voleva entrare nella mia stanza d'albergo calandosi da una botola accanto al lampadario e rumori di sconquassi (termo)nucleari provenienti dall'esterno... Fatto sta che ho dormito poco e male, costretto com'ero a tuffare la testa sotto la doccia un'ora sì e l'altra anche.
Ad ogni modo, i gruppi che mi sono perso (senza particolare sofferenza) sono stati: - Brain Dead (un plauso all'omaggio Jacksoniano ma... chi se li incula?) - Stormlord (so solo che sono italiani...) - Between the Buried & Me (ecchiccazzo sono?!?) - The Dillinger Escape Plan (mai piaciuti...)
Quando, verso le 15:00, entro al Parco Nord, è il momento di fare sul serio...
At the Gates:
Ottima prestazione! Il quartetto scandinavo parte a razzo, riproponendo quasi interamente il loro album capolavoro Slaughter of the Soul. La voce graffiante e senza fronzoli di Tomas Lindberg accompagna impeccabilmente la proposta del gruppo, sferzando il pubblico che comincia subito a scaldarsi. Tra i brani degni di nota si segnalano Nausea, Terminal Spirit Disease, la terremotante Slaughter of the Soul e il conclusivo assalto all'arma bianca di Blinded by Fear (che potete gustarvi qui sotto grazie alla solerzia del popolo iutubbaro):
Testament:
Da lacrime. Rivedere Chuck Billy in forma strepitosa dopo la grave malattia è un piacere e un sollievo. Era la prima volta che mi capitava di sentirli dal vivo e devo ammettere che sono davvero fenomenali. Peccato per la scaletta incentrata quasi esclusivamente sugli ultimi (banalotti) lavori. Mi aspettavo un ripescaggio in massa dal seminale The Legacy (C.O.T.L.O.D su tutte) e invece mi sono dovuto accontentare delle ottime Alone in the Dark e Apocalyptic City.
Comunque sia: gran bella esperienza!
Meshuggah:
Il peggio del peggio. Che ci azzecca un gruppo del genere con Testament, Carcass e Slayer? Per chi non li conoscesse, i Meshuggah sono un combo svedese specializzato in un insulso minestrone a metà strada tra Fear Factory, Slipknot e Machine Head (prendendo il peggio di tutti e tre, ovviamente). Riffoni grassi come la barba di Vinnie Paul, chitarre soliste fischianti e chi più ne ha più ne metta. Meno male che si autodefiniscono Techincal Death Metal! Convinti loro...
Carcass:
La storia del Grind sale sul palco alle 19:30 per più di un'ora di spettacolo incendiario. Purtroppo l'accoglienza non è delle più calorose: probabilmente qualcuno avrebbe preferito un'intera giornata di Meshuggah! Incuranti della tiepida reazione, i quattro demoni di Liverpool ci danno dentro come bestie, proponendo la crème de la crème. Da Reek of Putrefaction a Symphonies of Sickness, da Necroticism a Heartwork, fino ad arrivare a Swansong. Prima dei pezzi di commiato c'è spazio per un saluto ai fan italiani da parte dello sfortunato ex-drummer Ken Owen, colpito da grave malattia. Poi è tempo di No Love Lost.
In grind we trust!
Una volta usciti di scena i Carcass è tempo di concentrarsi sugli headliner: i macellai californiani. Lo show è stato talmente apocalittico da meritare un post a parte. Sappiate solo che se il concerto degli Iron si è aggiudicato un bel nove, quello degli Slayer ha raggiunto la più completa magnificenza.
Quelle immortalate qui sopra, sono le mie scarpe distrutte dalla due giorni metallica bolognese.
Sì, due giorni. Purtroppo, per cause non dipendenti dalla mia volontà (come si ostinava a ripetere Franco Lauro durante le numerose disconnessioni satellitari di Germania-Turchia), il Gods of Metal si è concluso prima del previsto. In questo preciso istante, probabilmente, si staranno esibendo gli Obituary di John Tardy o i Morbid Angel del buon Trey...
Vabbè, per stavolta è andata così. Di cose da dire ce ne sono comunque parecchie.
Partiamo da Venerdì:
La grande attesa per il Somewhere Back in Time Tour degli Iron Maiden comincia alle 12 in punto con i Kingcrow. Non vi saprei dire molto in merito, visto che a quell'ora ero in fila ai cancelli (sempre toppo pochi: 2 per 35.000 persone!) sotto le scudisciate del sole cocente di metà giornata. La pessima organizzazione riesce a farmi perdere anche il gruppo successivo (tali Black Tide), spalancandomi le porte del Parco Nord giusto in tempo per:
Lauren Harris:
La DJ Francesco dell'heavy metal made in England si presenta sul palco in forma smagliante; peccato che non la digerisco. Non tanto per lo scialbo rocchettino proposto (ben suonato, tra l'altro) ma per il fatto di rappresentare tutto il contrario di ciò che - a mio ingenuo avviso - dovrebbe essere questo tipo di musica: passione, sudore, jam session nei garage, concerti nelle peggiori bettole possibili. Lauren, cocca di babbo Steve, è subito saltata ai grandi festival (nei quali suonano anche gli Iron, ovviamente), rifuggendo la gavetta in ogni sua forma. Ad ogni modo, su una cosa siam tutti concordi: 'azzo se è gnocca!
Airbourne:
Gruppetto divertente impostato su un granitico quattro quarti. Piacevoli ma nulla di più...
Apocalyptica:
Una bella sorpresa. Devo ammettere che non nutrivo molte speranze a proposito del quartetto di archi finlandese. Invece, fin dalle prime note, sono stati capaci di coinvolgere il pubblico, riproponendo diverse cover di Metallica e Sepultura. Ascoltare le loro versioni di Refuse/Resist e Creeping Death (tanto per citarne un paio) è stata un'esperienza, così come vederli all'opera. Bravi e particolari.
Rose Tattoo:
Li ho ascoltati a distanza, mentre mi rifocillavo per fronteggiare la serata. Purtroppo, la cena è stata funestata dal triste spettacolino messo in piedi da alcune teste di cazzo convinte che entrare senza biglietto fosse un loro diritto. Quando uno degli addetti alla sicurezza tenta (giustamente) di respingerli, il più esagitato sbrocca di brutto e rompe alcune bottiglie di birra per utilizzarle come armi improprie. Fortunatamente, dopo un breve parapiglia tutto torna alla normalità, grazie all'intervento di una vera e propria orda di security. Delle teste di cazzo nessuna traccia...
Avenged Sevenfold:
Ovvero: come passare dalla ragione al torto in due nanosecondi! Tutto nasce al termine del primo brano della band, quando dal pubblico si leva un irriverente MAI-DEN! MAI-DEN! Il cantante non ci sta, sfanculando bellamente la platea italiana che si ribella con un fitto lancio di oggetti. Il concerto/tiro al bersaglio prosegue, mentre i chitarristi mostrano il dito medio alla folla inferocita. La situazione torna tranquilla solo quando il quintetto esegue la cover di Walk in omaggio al copianto Dimebag Darrell. Gli Avenged, però, evidentemente risentiti dal comportamento dei fans, decidono di stoppare la canzone a metà, provocando un nuovo lancio di tartine, bottiglie di plastica e liquami non meglio identificati. Il resto dello show prosegue nella più totale indifferenza, accompagnato da cori incessanti inneggianti agli headliner. Certo che quando si suona prima di un gruppo che si chiama Iron Maiden, un po' di umiltà non guasterebbe...
Iron Maiden:
La sera scende su Bologna, portando con sé un po' di refrigerio. La tensione è alle stelle e dopo il completo naufragio targato Avenged Sevenfold, è finalmente il momento di accogliere i beniamini della giornata. Non appena la voce di Winston Churchill riecheggia dagli speaker, l'arena esplode. Nicko McBrain si accomoda dietro le pelli e saluta il pubblico in delirio, sfoggiando i soliti piedoni al vento e bacchette a portata di mano. L'attacco di Aces High genera un autentico putiferio e la voce di Dickinson stenta a stagliarsi sopra a quelle degli oltre trentamila presenti. Steve Harris punta il basso contro le prime file e digrigna i denti, mentre la premiata ditta Murray-Smith-Gers non perde un colpo. Al termine dell'opener track è il momento di 2 Minutes to Midnight: come da copione. La riproposizione del datatissimo Slavery Tour '86 rimane fedele fino a Revelation, al termine della quale c'è spazio per l'adrenalinica Wasted Years. Il momento più alto dello show è raggiunto dalla monumetale Rime of the Ancient Mariner, vero e proprio tripudio di suoni, luci, costumi e fuochi pirotecnici. Eccone un estratto già finito su You Tube...
Il resto dello spettacolo fila via in un batter d'occhio, snocciolando perle del calibro di Run to the Hills, Can I play with Madness e la quasi dimenticata Powerslave. Sul ritmo incalzante di Iron Maiden, Eddie entra in scena in stile "mummia faraonica", concludendo l'operazione nostalgia iniziata più di vent'anni fa con lo straclassico Live After Death. Dopo il consueto momento di pausa, la Vergine di Ferro torna sul palco per le conclusive Moonchild, The Calirvoyant e Hallowed be Thy Name. Non fosse stato per qualche svarione dei fonici, si sarebbe trattato di un concerto divino. Invece, è stato soltanto indimenticabile.
Ci siamo. Domani spengo il computer, dò una carezzina a Word e parto alla volta di Bologna. Destinazione: Gods of Metal. Sono anni che non perdo un'edizione e, ormai, la considero una tappa vacanziera obbligata (anche perchè saranno gli unici tre giorni di relax [???] che potrò permettermi in questo indaffaratissimo 2008!).
Inutile dire che mi aspetto molto: il Somewhere Back in Time Tour degli Iron Maiden (la canzone più recente presente in scaletta sarà Fear of the Dark, fate un po' voi...), le reunion dei redivivi Carcass e Obituary, il consueto terremotante set degli Slayer (Mr. Lombardo rules!), la prima calata italica (per quanto ricordi...) degli swedish-death-metal-godsAt The Gates e il ritorno dei Judas Priest promettono scintille. Ce n'è abbastanza per trascorrere un allegro e spensierato week end all'insegna del Metallo!
Spero solo che il cielo sopra il Parco Nord sia clemente e conceda qualche nuvoletta di tanto in tanto. Sarebbe perfetto.